Narrativa storica · Il trittico genovese, III
The Master of the Ledger
Ogni cifra era vera. Così si faceva.
Pera, di là dall’acqua rispetto a Costantinopoli, 1452. Giacomo Lomellini ha vent’anni ed è la mano migliore della colonia genovese, uno scrivano con un dono raro: una riga tirata dritta senza righello, una colonna portata al denaro senza carta. Osserva l’unico credo che governa i libri: si scrive com’è accaduto e si data il giorno in cui è accaduto.
Poi i cannoni aprono il fuoco al di là dell’acqua. Pera dichiara la propria neutralità e tiene aperto il banco, ed entrambe le parti vi arrivano con il denaro. Ogni vendita è registrata al prezzo esposto e datata il giorno in cui è stata fatta.
Una vendita ordinaria di sego, legname e carreggio. Un ordinario riordino, una consegna anticipata di tre giorni. Nove giorni dopo Giacomo vede settanta galee scavalcare il crinale dietro le mura della sua stessa città, trascinate per terra su una strada unta con il suo stesso carico.
Terrà due libri per il resto della vita: uno che salva la sua gente e uno che lo condanna. Non mostrerà mai né l’uno né l’altro.
I libri concordano fra loro. La cantina no.
Un romanzo sulla caduta di Costantinopoli vista dalla colonia genovese di là dall’acqua, su uno scrivano i cui libri onesti lo condannano.
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